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Protesi per non vedenti

Lo sviluppo di protesi visive per non vedenti ha una lunga storia. Presumibilmente, l'uso di strumenti come un lungo bastone per l'esplorazione aptica dello spazio peripersonale era già diffuso nell'antichità. I cani per non vedenti possono anch'essi essere considerati alla stregua di uno speciale tipo di protesi (animata). I moderni dispositivi di protesi visiva mirano a rendere disponibili alla persona non vedente le informazioni utili che riguardano l'ambiente circostante. Non tentano di indurre la consapevole sensazione qualitativa di esperire la vista ( obiettivo che probabilmente è irraggiungibile) o di fornire la totale complessità dell'informazione visiva. Al contrario, il loro scopo è quello di offrire un supporto sensoriale per aumentare la possibilità di movimento di persone non vedenti, in ambienti non familiari.

Esistono attualmente diverse protesi non invasise che si basano sull'idea di sostituire la stimolazione visiva con la stimolazione di un altro senso funzionante, come quello tattile o quello acustico (Meijer 1992; Cronly-Dillon, Persaud et al. 1999; Bach-y-Rita 2003)

Il primo sistema di sostituzione sensoriale è stato inventato da Bach-Y-Rita e prevedeva la stimolazione dei recettori tattili della schiena o dell'addome dell'osservatore. Oggi grazie allo sviluppo di software più sofisticati per l'analisi di immagini, l'applicazione di questo schema generale, si effettua su dispositivi tattili di dimensioni molto ridotte, in grado di fornire deboli segnali elettrici ad un dito o alla lingua. Verifiche psicofisiche (Sampaio, Maris et al. 2001) e resoconti autobiografici (Guarniero 1974) convergono nel suggerire che la sostituzione sensoriale tattile può fornire informazioni, originariamente appartenenti al dominio visivo, da utilizzare efficacemente nell'esecuzione di diversi compiti. Parallelamente sono stati sviluppati alcuni sistemi di sostituzione acustico-visiva. Abbiamo intenzione di utilizzare il sistema di sostituzione aucustico-visivo sviluppato da Peter Mejer per studiare alcuni compiti percettivi fondamentali. Il fine è cercare di capire qual è l'apprendimento che sta dietro l'utilizzo di questo tipo di sistema e in quale maniera può essere utilizzato come ausilio per i non vedenti. Il sistema di Meijer, chiamato The Voice, codifica l'immagine visiva utilizzando alcuni semplici principi. Viene fatta una scansione da sinistra a destra attraverso la quale viene codificata la posizione orizzontale con il tempo, la posizione verticale con la frequenza e il colore attraverso il volume. I soggetti dopo un periodo di apprendimento riescono a muoversi agevolmente nell'ambiente circostante sfruttando le informazioni ricavate con The Voice. Utilizzando questo sistema, intendiamo verificare quale possa essere la maniera ottimale di programmare il periodo di apprendimento necessario per utilizzare The Voice. Il progetto di ricerca prevede di fare per il momento quattro esperimenti da fare con soggetti vedenti e con soggetti non vedenti: il primo volto ad indagare la localizzazione degli stimuli con The Voice, il secondo la discriminazione del colore, il terzo l'orientamento e la posizione nello spazio e il quarto la capacità di discriminare superfici sovrapposte.

Bibliografia

Bach-y-Rita, P., Tyler, M.E. and Kaczmarek, K. A. (2003). "Seeing with the Brain." International Journal of Human-computer interaction 15 : 285-295.

Cronly-Dillon, J., K. Persaud, et al. (1999). "The perception of visual images encoded in musical form: a study in cross-modality information transfer." Proc R Soc Lond B Biol Sci 266 (1436): 2427-33.

Ernst, M. O. and M. S. Banks (2002). "Humans integrate visual and haptic information in a statistically optimal fashion." Nature 415 (6870): 429-33.

Fodor, J. (1983). Modularity of Mind , MIT press.

Guarniero, G. (1974). "Experience of tactile vision." Perception 3 (1): 101-4.

Meijer, P. (1992). "An Experimental System for Auditory Image Representations." IEEE Transactions on Biomedical Engineering 39 : 112-121.

Sampaio, E., S. Maris, et al. (2001). "Brain plasticity: 'visual' acuity of blind persons via the tongue." Brain Res 908 (2): 204-7.

           


 
pagina a cura di Raffaella Delbello